Finanziamenti

Resto al Sud 2.0: marketing per nuove imprese nel Mezzogiorno

Resto al Sud 2.0 finanzia fino a 200.000 euro per nuova impresa nelle 8 regioni del Mezzogiorno e nella ZES Unica, con split 50% fondo perduto e 50% prestito a tasso zero in 8 anni. Una quota significativa può finanziare il marketing di lancio: ecco quanto, come, e gli errori da evitare.

EZ
Eva Z.
ACCOUNT MANAGER
26 febbraio 2026· 8 min di lettura
50% / 50%
split fondo perduto e prestito agevolato
0%
tasso del prestito agevolato
8 anni
durata massima rimborso prestito
8 regioni
Sud Italia + ZES Unica beneficiaria

Resto al Sud 2.0 è la misura Invitalia per nuove imprese e attività professionali nel Mezzogiorno, evoluzione del bando originale del 2017. Eroga fino a 200.000 euro per progetto, di cui il 50% a fondo perduto e il 50% come prestito a tasso zero rimborsabile in 8 anni. È accessibile a soggetti con sede operativa in 8 regioni del Sud Italia e nella ZES Unica del Mezzogiorno. Una quota significativa del finanziamento può essere destinata al marketing di lancio — sito, brand, contenuti, prime campagne — purché il progetto sia coerente con la finalità di avvio dell’attività.

In questo articolo:

  • Cosa è Resto al Sud 2.0 nel 2026 e cosa è cambiato rispetto al 2017
  • Quali regioni e quali soggetti possono accedere
  • La composizione 50/50 fondo perduto e prestito
  • Quanto si può destinare al marketing di lancio
  • La procedura passo-passo via Invitalia
  • Gli errori frequenti delle nuove imprese

Cos’è Resto al Sud 2.0 nel 2026?

Resto al Sud nasce nel 2017 come misura Invitalia per favorire la creazione di nuove imprese e attività professionali nel Mezzogiorno italiano. Nel corso degli anni ha subito multiple revisioni — la più rilevante è la “2.0” del 2024-2025, che ha integrato la misura nel perimetro della ZES Unica del Mezzogiorno (D.L. 124/2023), ampliato il massimale, esteso le spese ammissibili e semplificato la procedura.

La struttura 2026 è la seguente:

  • Forma: 50% contributo a fondo perduto + 50% prestito agevolato a tasso zero
  • Importo massimo: 200.000 euro per nuova impresa (50.000 euro per persona fisica nel programma)
  • Durata prestito: 8 anni con preammortamento di 24 mesi
  • Cofinanziamento richiesto: nessun cofinanziamento minimo richiesto
  • Regime di aiuti: de minimis (Reg. UE 2023/2831)
  • Sportello: rolling, dotazione 2026 capiente
  • Vincolo territoriale: mantenimento sede operativa per 5 anni

A differenza di Smart&Start Italia, Resto al Sud non richiede la qualifica di startup innovativa. Si rivolge a un perimetro di nuove imprese più ampio — incluse attività commerciali, servizi tradizionali, professioni — purché localizzate nel Mezzogiorno.

Quali regioni e chi può accedere?

Le 8 regioni ammesse al programma sono:

RegioneNote
AbruzzoTutto il territorio regionale
BasilicataTutto il territorio regionale
CalabriaTutto il territorio regionale
CampaniaTutto il territorio regionale
MoliseTutto il territorio regionale
PugliaTutto il territorio regionale
SardegnaTutto il territorio regionale
SiciliaTutto il territorio regionale

A queste si aggiungono isole minori e aree interne specificamente ricomprese nel perimetro ZES Unica del Mezzogiorno, anche se appartenenti ad altre regioni amministrative. La verifica puntuale del comune di sede operativa va fatta sull’elenco ufficiale ZES Unica pubblicato da Invitalia.

I soggetti ammessi sono:

  • Persone fisiche (anche cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno) che intendono costituire una nuova impresa o avviare un’attività professionale
  • Imprese già costituite entro i limiti di anzianità previsti dal bando (tipicamente entro 12-24 mesi dalla costituzione)
  • Lavoratori autonomi e professionisti con partita IVA da meno di 12-24 mesi

Il limite di età originale (massimo 55 anni) è stato superato dalle revisioni successive: nel 2026 il bando è formalmente accessibile senza vincoli anagrafici, salvo punteggi premiali per under 35.

Composizione del finanziamento (50% perduto + 50% prestito)

Lo schema “50/50” è la caratteristica distintiva di Resto al Sud 2.0 e va capito bene perché determina la convenienza reale dello strumento. Esempio numerico su un programma da 200.000 euro:

VoceImportoRestituzione
Contributo a fondo perduto100.000 €Mai (salvo revoca)
Prestito agevolato a tasso zero100.000 €100.000 € in 8 anni
Totale erogato200.000 €100.000 € totali in 8 anni

Significa che su 200.000 euro di programma finanziato, l’impresa restituisce esattamente 100.000 euro in 8 anni, a tasso zero. Il costo effettivo del denaro è pari a zero. Il restante 100.000 euro è contributo che resta in azienda.

Confrontando con un finanziamento bancario standard di pari importo (200.000 euro a TAN 6% in 8 anni):

  • Bancario standard: capitale + interessi ≈ 250.000 euro restituiti
  • Resto al Sud 2.0: 100.000 euro restituiti

Il differenziale di 150.000 euro è il vantaggio economico effettivo della misura. Per una nuova impresa con cassa limitata nei primi 24 mesi, è una leva strutturale.

Quanto si può destinare al marketing di lancio?

Resto al Sud finanzia il programma d’impresa nella sua interezza, articolato per categorie di spesa. Per il marketing di lancio le voci tipicamente ammesse sono:

  • Sito web e e-commerce (immobilizzazione immateriale)
  • Brand identity, logo, sistema visivo, packaging
  • Produzione contenuti: video di lancio, fotografia prodotto, copywriting per asset duraturi
  • Software CRM, prenotazioni, gestionali commerciali
  • Prime campagne advertising entro un limite percentuale ragionevole (tipicamente 10-15%)
  • Partecipazione a fiere settoriali (stand, allestimento, materiali)
  • Materiali promozionali (cataloghi, brochure, gadget per i clienti)
  • Consulenze specialistiche per go-to-market e posizionamento

Il bando privilegia gli investimenti in immobilizzazioni — quindi le voci capex (sito, software, contenuti che restano nell’impresa) sono più facilmente ammissibili rispetto a costi puramente correnti (Google Ads quotidiane, sponsorizzazioni). La quota marketing osservata sui programmi finanziati nel 2024-2026 è tipicamente tra il 15% e il 30% del totale.

Per un programma da 100.000 euro questo significa una disponibilità di 15.000-30.000 euro per le voci marketing. Sufficiente per coprire un sito web professionale, brand identity, contenuti di lancio e una prima campagna di acquisizione clienti — con la differenza che metà del totale è contributo non rimborsabile.

Procedura passo-passo via Invitalia

La domanda Resto al Sud 2.0 si presenta esclusivamente sulla piattaforma online di Invitalia, secondo un percorso strutturato.

Fase 1 — Verifica preliminare (giorno 1-10). Controllo dei requisiti soggettivi (residenza/sede operativa nel Mezzogiorno, eventuale stato di disoccupazione, anzianità impresa se già costituita), simulazione del programma e dell’importo richiedibile.

Fase 2 — Redazione business plan (giorno 10-45). Stesura del business plan secondo template Invitalia: descrizione attività, mercato locale di riferimento, piano commerciale, piano operativo, piano economico-finanziario triennale, programma di spesa dettagliato per categoria.

Fase 3 — Raccolta preventivi (giorno 20-50). Preventivi formali su carta intestata da fornitori con codici ATECO coerenti, datati nei 90 giorni precedenti la domanda, articolati per voce di spesa.

Fase 4 — Compilazione piattaforma e invio (giorno 50-60). Caricamento documentazione sulla piattaforma Invitalia, firma digitale del richiedente, invio.

Fase 5 — Istruttoria Invitalia (giorno 60-150). Valutazione del progetto, eventuale richiesta di integrazioni, delibera finale.

Fase 6 — Stipula e prima erogazione (giorno 150-210). Firma del contratto, costituzione di garanzie sul prestito agevolato (tipicamente fideiussione o pegno), primo accredito.

L’orizzonte temporale completo è 6-9 mesi dall’idea alla prima erogazione. Per chi è già costituito e ha business plan e preventivi pronti, il tempo si comprime a 4-6 mesi.

Errori frequenti delle nuove imprese

Cinque pattern di errore osservati ricorrentemente nelle domande Resto al Sud bocciate o sospese:

1. Sede operativa fittizia o non coerente

Indicare una sede operativa nel Mezzogiorno solo formalmente (domicilio fiscale presso commercialista, indirizzo di comodo) per accedere al bando, mentre l’attività si svolge altrove. Invitalia effettua controlli a campione anche post-erogazione: il rischio di revoca è alto.

2. Programma di spesa con quota marketing eccessiva

Programmi in cui il marketing supera il 40-50% del totale vengono percepiti come sbilanciati e spesso bocciati o ridotti. Il bando privilegia investimenti in beni durevoli (attrezzature, allestimenti, software), non operazioni puramente promozionali.

3. Cronogramma incoerente

Date di realizzazione che cadono dopo la chiusura del programma (massimo 24 mesi dalla stipula), milestone non ancorate ai SAL, o assenza di logica temporale tra spese e ricavi attesi. Un cronogramma realistico è meglio di uno troppo ottimistico.

4. Preventivi non datati o non conformi

Preventivi datati oltre 90 giorni prima della domanda, su email semplice senza intestazione, o da fornitori con codice ATECO non coerente con la categoria di spesa. È l’errore formale più frequente nelle bocciature.

5. Sottovalutazione del business plan locale

Presentare un business plan generico, senza analisi del mercato locale di riferimento, della concorrenza nel comune/provincia di sede, e del posizionamento territoriale. Le commissioni Invitalia sono particolarmente attente alla coerenza tra progetto e contesto locale del Mezzogiorno.

La leva strutturale per il Sud Italia

Resto al Sud 2.0 non è solo finanziamento. È una politica di sviluppo territoriale con vincoli precisi: chi accetta la misura accetta di radicare la propria impresa nel Mezzogiorno per almeno 5 anni. Per molte nuove imprese italiane è il singolo strumento che rende sostenibile la scelta di non trasferirsi al Centro-Nord.

Nel 2026 la combinazione vincente per una nuova impresa nel Mezzogiorno è il mix tra Resto al Sud 2.0 (capex, primo marketing, capitale circolante), voucher digitalizzazione PID camerale (software a basso ticket), credito d’imposta beni 4.0 (CRM e tool digitali), ed eventualmente — se l’attività ha contenuto innovativo — Smart&Start Italia per la fase di scale-up successiva.

L’attenzione alla rendicontazione resta la variabile critica. Resto al Sud prevede controlli a campione anche post-erogazione, su tutto il quinquennio di vincolo. Una nuova impresa che ottiene il finanziamento ma sbaglia la rendicontazione finale o viola i vincoli di mantenimento sede rischia revoca con restituzione integrale e sanzioni.


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FAQ

Domande frequenti

Quali sono le 8 regioni ammesse?

Resto al Sud 2.0 è destinato a imprese con sede operativa in: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia. Dall'integrazione con la ZES Unica del Mezzogiorno (D.L. 124/2023) sono ammessi anche specifici territori delle isole minori e aree interne in altre regioni, purché ricomprese nel perimetro ZES. La sede operativa deve essere mantenuta per almeno 5 anni dalla data di ammissione, pena revoca delle agevolazioni.

Devo già aver costituito l'impresa?

No. Resto al Sud 2.0 ammette sia imprese già costituite (entro i limiti di anzianità previsti) sia persone fisiche che intendono costituire un'impresa. Per persone fisiche, l'ammissione è condizionata alla costituzione dell'impresa entro 60 giorni dalla comunicazione di esito positivo. È prassi consigliata costituirsi prima della domanda solo se i requisiti dei soci sono già definitivamente chiari, altrimenti la domanda da persona fisica offre maggiore flessibilità.

Quale quota posso destinare al marketing?

Resto al Sud finanzia il programma d'impresa nella sua interezza: investimenti in beni materiali e immateriali, capitale circolante, spese di promozione e marketing. Non esiste una percentuale fissa massima per il marketing — dipende dalla coerenza del progetto. Tipicamente vediamo programmi in cui le voci marketing (sito, brand, contenuti, prime campagne, partecipazione a fiere) coprono dal 15% al 30% del totale finanziato. Programmi con quota marketing superiore al 40% richiedono giustificazione specifica perché il bando privilegia investimenti capex.

Posso fare il bando da solo?

Tecnicamente sì: la piattaforma Invitalia consente la presentazione diretta. Nella pratica il tasso di approvazione delle domande presentate senza supporto tecnico-progettuale è significativamente più basso rispetto a quelle assistite. Le bocciature più frequenti riguardano errori formali (preventivi non conformi, cofinanziamento non dimostrato, cronogramma incoerente) più che debolezze del progetto in sé. Un consulente o agenzia con esperienza specifica su Invitalia riduce il tasso di bocciatura formale del 60-80%.

Cosa succede se cambio attività?

Cambiare oggetto sociale o attività principale durante i 5 anni di vincolo successivi all'ammissione comporta tipicamente la revoca delle agevolazioni e l'obbligo di restituzione di quanto erogato (sia quota fondo perduto sia residuo prestito), maggiorato di interessi legali. Modifiche secondarie dell'oggetto sociale, mantenendo la coerenza con l'attività finanziata, sono generalmente accettabili previa comunicazione a Invitalia. La regola operativa è: prima di qualsiasi modifica statutaria, verificare con Invitalia.

Cumulabilità con altri bandi locali?

Resto al Sud 2.0 opera in regime de minimis (Reg. UE 2023/2831), con tetto cumulato 300.000 euro su 3 esercizi. Il cumulo è ammesso con altri bandi solo entro questo massimale e su voci di spesa diverse. Cumulo tipico ammesso: Resto al Sud su capex e marketing + voucher digitalizzazione PID camerale su software specifico + credito d'imposta beni 4.0 su CRM. Cumulo non ammesso: due strumenti de minimis sulla stessa identica fattura. La verifica preliminare con il consulente è imprescindibile.

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