Resto al Sud 2.0 è la misura Invitalia per nuove imprese e attività professionali nel Mezzogiorno, evoluzione del bando originale del 2017. Eroga fino a 200.000 euro per progetto, di cui il 50% a fondo perduto e il 50% come prestito a tasso zero rimborsabile in 8 anni. È accessibile a soggetti con sede operativa in 8 regioni del Sud Italia e nella ZES Unica del Mezzogiorno. Una quota significativa del finanziamento può essere destinata al marketing di lancio — sito, brand, contenuti, prime campagne — purché il progetto sia coerente con la finalità di avvio dell’attività.
In questo articolo:
- Cosa è Resto al Sud 2.0 nel 2026 e cosa è cambiato rispetto al 2017
- Quali regioni e quali soggetti possono accedere
- La composizione 50/50 fondo perduto e prestito
- Quanto si può destinare al marketing di lancio
- La procedura passo-passo via Invitalia
- Gli errori frequenti delle nuove imprese
Cos’è Resto al Sud 2.0 nel 2026?
Resto al Sud nasce nel 2017 come misura Invitalia per favorire la creazione di nuove imprese e attività professionali nel Mezzogiorno italiano. Nel corso degli anni ha subito multiple revisioni — la più rilevante è la “2.0” del 2024-2025, che ha integrato la misura nel perimetro della ZES Unica del Mezzogiorno (D.L. 124/2023), ampliato il massimale, esteso le spese ammissibili e semplificato la procedura.
La struttura 2026 è la seguente:
- Forma: 50% contributo a fondo perduto + 50% prestito agevolato a tasso zero
- Importo massimo: 200.000 euro per nuova impresa (50.000 euro per persona fisica nel programma)
- Durata prestito: 8 anni con preammortamento di 24 mesi
- Cofinanziamento richiesto: nessun cofinanziamento minimo richiesto
- Regime di aiuti: de minimis (Reg. UE 2023/2831)
- Sportello: rolling, dotazione 2026 capiente
- Vincolo territoriale: mantenimento sede operativa per 5 anni
A differenza di Smart&Start Italia, Resto al Sud non richiede la qualifica di startup innovativa. Si rivolge a un perimetro di nuove imprese più ampio — incluse attività commerciali, servizi tradizionali, professioni — purché localizzate nel Mezzogiorno.
Quali regioni e chi può accedere?
Le 8 regioni ammesse al programma sono:
| Regione | Note |
|---|---|
| Abruzzo | Tutto il territorio regionale |
| Basilicata | Tutto il territorio regionale |
| Calabria | Tutto il territorio regionale |
| Campania | Tutto il territorio regionale |
| Molise | Tutto il territorio regionale |
| Puglia | Tutto il territorio regionale |
| Sardegna | Tutto il territorio regionale |
| Sicilia | Tutto il territorio regionale |
A queste si aggiungono isole minori e aree interne specificamente ricomprese nel perimetro ZES Unica del Mezzogiorno, anche se appartenenti ad altre regioni amministrative. La verifica puntuale del comune di sede operativa va fatta sull’elenco ufficiale ZES Unica pubblicato da Invitalia.
I soggetti ammessi sono:
- Persone fisiche (anche cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno) che intendono costituire una nuova impresa o avviare un’attività professionale
- Imprese già costituite entro i limiti di anzianità previsti dal bando (tipicamente entro 12-24 mesi dalla costituzione)
- Lavoratori autonomi e professionisti con partita IVA da meno di 12-24 mesi
Il limite di età originale (massimo 55 anni) è stato superato dalle revisioni successive: nel 2026 il bando è formalmente accessibile senza vincoli anagrafici, salvo punteggi premiali per under 35.
Composizione del finanziamento (50% perduto + 50% prestito)
Lo schema “50/50” è la caratteristica distintiva di Resto al Sud 2.0 e va capito bene perché determina la convenienza reale dello strumento. Esempio numerico su un programma da 200.000 euro:
| Voce | Importo | Restituzione |
|---|---|---|
| Contributo a fondo perduto | 100.000 € | Mai (salvo revoca) |
| Prestito agevolato a tasso zero | 100.000 € | 100.000 € in 8 anni |
| Totale erogato | 200.000 € | 100.000 € totali in 8 anni |
Significa che su 200.000 euro di programma finanziato, l’impresa restituisce esattamente 100.000 euro in 8 anni, a tasso zero. Il costo effettivo del denaro è pari a zero. Il restante 100.000 euro è contributo che resta in azienda.
Confrontando con un finanziamento bancario standard di pari importo (200.000 euro a TAN 6% in 8 anni):
- Bancario standard: capitale + interessi ≈ 250.000 euro restituiti
- Resto al Sud 2.0: 100.000 euro restituiti
Il differenziale di 150.000 euro è il vantaggio economico effettivo della misura. Per una nuova impresa con cassa limitata nei primi 24 mesi, è una leva strutturale.
Quanto si può destinare al marketing di lancio?
Resto al Sud finanzia il programma d’impresa nella sua interezza, articolato per categorie di spesa. Per il marketing di lancio le voci tipicamente ammesse sono:
- Sito web e e-commerce (immobilizzazione immateriale)
- Brand identity, logo, sistema visivo, packaging
- Produzione contenuti: video di lancio, fotografia prodotto, copywriting per asset duraturi
- Software CRM, prenotazioni, gestionali commerciali
- Prime campagne advertising entro un limite percentuale ragionevole (tipicamente 10-15%)
- Partecipazione a fiere settoriali (stand, allestimento, materiali)
- Materiali promozionali (cataloghi, brochure, gadget per i clienti)
- Consulenze specialistiche per go-to-market e posizionamento
Il bando privilegia gli investimenti in immobilizzazioni — quindi le voci capex (sito, software, contenuti che restano nell’impresa) sono più facilmente ammissibili rispetto a costi puramente correnti (Google Ads quotidiane, sponsorizzazioni). La quota marketing osservata sui programmi finanziati nel 2024-2026 è tipicamente tra il 15% e il 30% del totale.
Per un programma da 100.000 euro questo significa una disponibilità di 15.000-30.000 euro per le voci marketing. Sufficiente per coprire un sito web professionale, brand identity, contenuti di lancio e una prima campagna di acquisizione clienti — con la differenza che metà del totale è contributo non rimborsabile.
Procedura passo-passo via Invitalia
La domanda Resto al Sud 2.0 si presenta esclusivamente sulla piattaforma online di Invitalia, secondo un percorso strutturato.
Fase 1 — Verifica preliminare (giorno 1-10). Controllo dei requisiti soggettivi (residenza/sede operativa nel Mezzogiorno, eventuale stato di disoccupazione, anzianità impresa se già costituita), simulazione del programma e dell’importo richiedibile.
Fase 2 — Redazione business plan (giorno 10-45). Stesura del business plan secondo template Invitalia: descrizione attività, mercato locale di riferimento, piano commerciale, piano operativo, piano economico-finanziario triennale, programma di spesa dettagliato per categoria.
Fase 3 — Raccolta preventivi (giorno 20-50). Preventivi formali su carta intestata da fornitori con codici ATECO coerenti, datati nei 90 giorni precedenti la domanda, articolati per voce di spesa.
Fase 4 — Compilazione piattaforma e invio (giorno 50-60). Caricamento documentazione sulla piattaforma Invitalia, firma digitale del richiedente, invio.
Fase 5 — Istruttoria Invitalia (giorno 60-150). Valutazione del progetto, eventuale richiesta di integrazioni, delibera finale.
Fase 6 — Stipula e prima erogazione (giorno 150-210). Firma del contratto, costituzione di garanzie sul prestito agevolato (tipicamente fideiussione o pegno), primo accredito.
L’orizzonte temporale completo è 6-9 mesi dall’idea alla prima erogazione. Per chi è già costituito e ha business plan e preventivi pronti, il tempo si comprime a 4-6 mesi.
Errori frequenti delle nuove imprese
Cinque pattern di errore osservati ricorrentemente nelle domande Resto al Sud bocciate o sospese:
1. Sede operativa fittizia o non coerente
Indicare una sede operativa nel Mezzogiorno solo formalmente (domicilio fiscale presso commercialista, indirizzo di comodo) per accedere al bando, mentre l’attività si svolge altrove. Invitalia effettua controlli a campione anche post-erogazione: il rischio di revoca è alto.
2. Programma di spesa con quota marketing eccessiva
Programmi in cui il marketing supera il 40-50% del totale vengono percepiti come sbilanciati e spesso bocciati o ridotti. Il bando privilegia investimenti in beni durevoli (attrezzature, allestimenti, software), non operazioni puramente promozionali.
3. Cronogramma incoerente
Date di realizzazione che cadono dopo la chiusura del programma (massimo 24 mesi dalla stipula), milestone non ancorate ai SAL, o assenza di logica temporale tra spese e ricavi attesi. Un cronogramma realistico è meglio di uno troppo ottimistico.
4. Preventivi non datati o non conformi
Preventivi datati oltre 90 giorni prima della domanda, su email semplice senza intestazione, o da fornitori con codice ATECO non coerente con la categoria di spesa. È l’errore formale più frequente nelle bocciature.
5. Sottovalutazione del business plan locale
Presentare un business plan generico, senza analisi del mercato locale di riferimento, della concorrenza nel comune/provincia di sede, e del posizionamento territoriale. Le commissioni Invitalia sono particolarmente attente alla coerenza tra progetto e contesto locale del Mezzogiorno.
La leva strutturale per il Sud Italia
Resto al Sud 2.0 non è solo finanziamento. È una politica di sviluppo territoriale con vincoli precisi: chi accetta la misura accetta di radicare la propria impresa nel Mezzogiorno per almeno 5 anni. Per molte nuove imprese italiane è il singolo strumento che rende sostenibile la scelta di non trasferirsi al Centro-Nord.
Nel 2026 la combinazione vincente per una nuova impresa nel Mezzogiorno è il mix tra Resto al Sud 2.0 (capex, primo marketing, capitale circolante), voucher digitalizzazione PID camerale (software a basso ticket), credito d’imposta beni 4.0 (CRM e tool digitali), ed eventualmente — se l’attività ha contenuto innovativo — Smart&Start Italia per la fase di scale-up successiva.
L’attenzione alla rendicontazione resta la variabile critica. Resto al Sud prevede controlli a campione anche post-erogazione, su tutto il quinquennio di vincolo. Una nuova impresa che ottiene il finanziamento ma sbaglia la rendicontazione finale o viola i vincoli di mantenimento sede rischia revoca con restituzione integrale e sanzioni.
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